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12 Settembre 2026Conosciamo gli autori che hanno vinto il Premio Velletri Libris 2026: parola a Saverio Orlando, che ha scritto “Deimènes e Scilla”.
Come nasce l’idea che ha portato alla scrittura del Suo racconto?
Da qualche tempo volevo scrivere un racconto che rappresentasse un’allegoria della mia terra, la Calabria. Mi trovavo a Scilla, borgo tra i più belli della regione, e mi è tornato in mente il Canto XII dell’Odissea in cui Ulisse, tra gli altri, affronta il mostro a sei teste che presidiava lo Stretto insieme a Cariddi. Scilla, nel mio racconto, subisce una continua metamorfosi tra la sua condizione mostruosa e sanguinaria, finanche con la sua prole, cui è costretta dal sortilegio di Circe, e la sua natura di ninfa bellissima, amorevole e accogliente. Come la mia Calabria.
Quali sono gli autori e le autrici che ritiene Suoi maestri, nella letteratura?
Sicuramente l’autore a cui mi ispiro è Camilleri. Amo anche Verga, Alvaro e, tra i contemporanei, De Giovanni.
Ha già avuto esperienze editoriali e/o di premi letterari?
Ho pubblicato nel 2019 il mio romanzo di esordio – 267, Elizabeth Street Nuova York – una saga familiare che attraversa la storia del XX secolo. La prima inchiesta del giornalista di nera Giancarlo Beltrami – La scogliera di levante – è stata pubblicata nel giugno 2023; il romanzo è stato finalista al concorso Casa Sanremo Writers 2025 e al Concorso Nazionale Argentario 2025. L’inedito – Il frutto proibito – è stato finalista al Milazzo Crime Book Festival 2025, al Premio I Murazzi 2026 e a Santa in Giallo 2026. Per i racconti, prima del Premio Velletri, ho vinto il Rhegium Julii 2025 e Calabria in Versi 2025 e 2026.
Cos’è per Lei la lettura e cosa, invece, la scrittura?
La lettura è prima di tutto una forma di viaggio. Mi permette di entrare in vite, luoghi ed epoche che non mi appartengono e, qualche volta, di guardare con occhi diversi anche ciò che credevo di conoscere bene. Credo, inoltre, che non si possa scrivere senza leggere: ogni libro lascia qualcosa, anche quando non ce ne accorgiamo. La scrittura è un viaggio diverso, più faticoso perché invece di entrare nel mondo creato da qualcun altro bisogna costruirne uno che prima non esisteva, ma più soddisfacente quando si giunge a destinazione. Per me significa partire da un’immagine, da un ricordo, da un luogo o da una domanda e vedere, pagina dopo pagina, dove mi condurranno. E spesso la cosa più divertente è scoprire che i personaggi e le storie finiscono per prendere strade che all’inizio non avevo previsto.
Facciamo un gioco: se dovesse descrivere sè come personaggio di un racconto in poche righe, per darci qualche notizia sulla sua vita, sul suo carattere e sulle sue passioni, come imposterebbe il testo?
Riprendo il personaggio di un altro mio racconto e gli faccio giocare un altro ruolo. Pinuccio era un ingegnere piuttosto anomalo. La tecnologia lo affascinava e stimolava la sua creatività, ma ancor più lo appassionavano la lettura dei suoi amati libri e le storie che la sua fantasia produceva a getto continuo. Fin da ragazzino, nel taschino della camicia non mancavano mai una penna e un taccuino. Ci scriveva di tutto: brevi pensieri, immagini catturate intorno a lui, storie ascoltate nei bar. Ma soprattutto annotava volti, parole e contraddizioni della sua Calabria: partenze e ritorni, silenzi, ferite, ostinazioni, piccoli gesti quotidiani. Nei momenti di solitudine, quegli appunti diventavano racconti o abbozzi di romanzi destinati a restare nel cassetto. Poi la vita gli chiese altro: lavoro, famiglia, viaggi, responsabilità. Ma quel taccuino non lo abbandonò mai. Molti anni dopo riaprì uno di quei cassetti e pensò che alcune storie avevano aspettato abbastanza. Da allora continua a scrivere, tornando quasi sempre lì, in quella terra difficile da lasciare e ancora più difficile da smettere di raccontare.
Secondo lei qual è il ruolo della letteratura e degli scrittori/scrittrici nella società contemporanea?
Non credo che la letteratura debba impartire lezioni né che gli scrittori abbiano verità particolari da consegnare agli altri. Uno scrittore, secondo me, dovrebbe soprattutto osservare il proprio tempo con curiosità e libertà e raccontare una buona storia. Se quella storia riesce anche a lasciare nel lettore una domanda, un dubbio o uno sguardo diverso sulla realtà, allora ha fatto qualcosa di più.




